S’è svolta il 29 dicembre 2020, presso la sala Grasso di Palazzo Caracciolo, sede della Provincia, la conferenza stampa di presentazione del progetto di ristrutturazione e di rifunzionalizzazione del Palazzo della cultura di corso Europa che ospita biblioteca e museo Irpino. Presenti il presidente Domenico Biancardi, i consiglieri Rosanna Repole e Franco Di Cecilia, l’architetto Massimo Russo che ha redatto il progetto.

L’intervento di ristrutturazione e rifunzionalizzazione del Palazzo della Cultura, secondo il progettista architetto massimo Russo, si inquadra in una nuova visione culturale : i musei stanno cambiando, da depositi statici e immobili di opere, a luoghi di libertà espressiva, di comunicazione, di nuove forme di socializzazione e di interazione col pubblico.
Per realizzare un adeguato spazio per un area ristoro e una sala lettura-incontro, e per non interferire o ridurre in alcun modo l’attuale percorso e spazio espositivo, si è constata la necessità di realizzare due nuovi piccoli volumi, leggeri, reversibili, con grandi trasparenze. Sono immaginati come due nuove grandi teche, metafora di quelle interne che custodiscono il percorso espositivo; anch’esse leggere, in vetro, sono le teche del nostro tempo, che racchiudono e proteggono le nuove possibili socialità, la nuova linfa di vitalità, in continuità e in simbiosi con le teche che custodiscono la cultura e la storia.
Il primo volume posizionato verso il giardino esterno, si configura come nuovo ingresso al piano terra del museo, evitando la sovrapposizione di flussi con i piani superiori e ridefinendo una corretta distinzione tra l’ area espositiva, filtrata e delimitata da tornelli, da quella liberamente visitabile. Il nuovo ingresso così ordina e differenzia i flussi dando altresì, anche la possibilità di ricevere una nuova tipologia di visitatore, chi appunto vuole trascorre un attimo della sua giornata, con un caffè all’interno del museo della sua città, e godere di uno spazio unico all’ interno della corte.
I nuovi spazi progettati leggono un intuizione dell’architetto Fariello,e cioè il collegamento, su un asse ideale, tra la corte interna il mosaico e il giardino. E’ infatti ben visibile la grande vetrata che dal mosaico si apre sul verde, ma ad oggi rinchiusa da sopravvenute saracinesche che la ingabbiano. E’ proprio sulla lettura di questa importante sequenza spaziale che si genera la tensione compositiva del progetto.
Il nuovo volume interno alla corte , che porta nel cuore del museo il visitatore, tende verso il giardino esterno, passando su una leggera passerella in vetro sul mosaico, collegandosi al volume d’ingresso, che a sua volta, nuova porta del museo, fa da cerniera allo spazio espositivo interno verso lo spazio esterno del giardino.
Altro asse ideale che si realizza, con il riposizionamento del nuovo ingresso del Museo, è la continuità visiva con i due principali ingressi della villa comunale, sino al Corso della città, metafora della volontà di attirare a se la vitalità e la socialità che caratterizza il centro della città.