Descrizione Progetto

Canopo (vaso egizio)

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OGGETTO
Canopo (vaso egizio)
MATERIA E TECNICA
Pietra/scolpita/ ad incisione
PROVENIENZA
Incerta
DATAZIONE
sec. XIX
MISURE
h. 16 cm
INVENTARIO
n. 409
COLLOCAZIONE
Carcere Borbonico
SEZIONE
Deposito
SALA
10
COLLEZIONE
Zigarelli

Appartenente alla collezione Zigarelli, questo vaso, con inciso sul corpo un cartiglio contenente un’iscrizione in geroglifico, è probabilmente una riproduzione del 1800 di un antico canopo egizio.
I vasi canopi, o canopici erano usati nella Terra dei Faraoni per conservare le viscere estratte dal cadavere durante la mummificazione.
Il termine deriva dal greco e fa riferimento, per la forma, al dio Canopo, divinità a forma di giara con testa umana.
Secondo un’altra teoria la parola canopo avrebbe origine nel culto di Osiride praticato dagli abitanti di Canopo (città costiera del delta del Nilo), dove il dio era rappresentato con forma di vaso,
Nell’Antico Regno, i visceri estratti dal corpo del defunto venivano riposti in una cassetta a 4 scomparti. Solo con il Medio Regno, precisamente con la XII dinastia, viene introdotto l’uso dei veri e propri canopi, con coperchio a forma di testa umana, generalmente in pietra, contenuti in una cassetta a scomparti.
La regola religiosa e funeraria prevedeva che sul coperchio di ogni vaso ci fosse rappresentato uno dei figli di Horus, perché secondo la credenza erano presenti all’imbalsamazione e avevano il compito di proteggere ognuno una parte specifica del corpo. Inoltre, ciascuno dei quattro canopi, secondo la tradizione, era connesso ad un punto cardinale e ad una dea.
Questi vasi venivano riposti il più vicino possibile al sarcofago, in modo che il corpo fosse completo in ogni sua parte, ad eccezione del cervello che veniva buttato via.

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