Dal naturalismo all’immaginario storico


Al secondo piano del Complesso Monumentale del Carcere Borbonico è esposta la pinacoteca. Il suo nuovo allestimento, curato dal dipartimento DATA dell’Università “La Sapienza” di Roma, offre, grazie all’innovativo sistema espositivo più flessibile, immaginato su un unico livello, una sequenza di quadri che narra lo spirito di osservazione degli autori, i loro diversi linguaggi, il senso di libertà, il loro potere espresso e ritrovato nella descrizione della realtà, della vita di campagna, del duro lavoro nei campi, dei tableaux vivants tra le mura di casa, dei paesaggi rurali e poetici.
I dipinti esposti in questa sezione sono un invito per un viaggio tra le immagini scaturite dal segno fluido e carico di olii e acrilici delle grandi correnti del Mezzogiorno d’Italia tra il XIX e il XX secolo. La collezione, frutto di donazioni e acquisizioni avvenute nel corso del tempo, raccoglie dipinti legati al realismo e alle nuove tendenze artistiche a partire dalla seconda metà dell’Ottocento.
Un importante nucleo è formato dalla donazione che il pittore Achille Martelli lasciò in eredità nel 1903 alla Provincia di Avellino: trentuno opere, di cui sedici realizzate dal pittore stesso, alcune delle quali purtroppo sono andate disperse. Martelli fu un figlio adottivo dell’Irpinia, la terra nella quale dopo aver lasciato la natia Calabria, visse a lungo lavorando e insegnando fino alla morte. Praticò anche la pittura su ceramica (tecnica a fumo) fondando con Lenzi una scuola a Bagnoli Irpino. Fra le opere più belle c’è “Oroscopo amoroso” presentato all’Esposizione Nazionale di Napoli del 1877, dove riscosse un entusiastico giudizio da parte di Vittorio Imbriani che sottolineò la capacità del pittore di conferire freschezza e vivacità ad un soggetto convenzionale: “ogni particolare, ogni accessorio è vero; ed è in specie le due contadinette, mentre hanno tutta l’espressione lirica e gentile, che più doni ai volti femminili, non scadono nel difetto solito di simili creazioni: sono effettivamente contadine, contadine nostre…non signorine vestite da contadine, non figurine di maniera, che non hanno mai vissuto”.
È così possibile ammirare quadri e ceramiche dipinte di autentiche «glorie» come Achille Martelli e Michele Lenzi, ma anche di artisti come Domenico Morelli, Filippo Palizzi, Francesco Mancini, Giovanni Battista, Eduardo Monteforte, Francesco Sagliano, Giuseppe Boschetto, Vincenzo Caprile, i fratelli Volpe, Alfonso Grassi e Federico Maldarelli di cui si espone uno splendido dipinto, esempio della pittura cosiddetta neo-pompeiana. L’opera ritrae una donna in costume antico, adagiata su di un letto, all’interno di una stanza dalle pareti color rosso pompeiano. In questo dipinto si colgono tutte le peculiarità espressive della pittura di genere storico: l’erudizione archeologica per la ricostruzione dell’interno pompeiano, l’attenzione descrittiva per la figura della giovane donna, il gusto fortunista di avvolgerne il corpo tra le sofficità di stoffe seriche. Nelle loro opere, pur distribuite in un arco di tempo a cavallo di due secoli, c’è un’adesione alla realtà dalla quale traspare l’intento di riprodurre oggettivamente il dato naturale, colto dal vero, attraverso i valori cromatici e luministici. Nel 2016 entra a far parte del patrimonio della Provincia di Avellino la donazione Iole e Alfonso Palladino grazie all’opera meritoria del giudice Alfonso Palladino nel ricordo dell’amata moglie. Tra gli oggetti donati, oltre al consistente numero di testi letterari, si possono ammirare una tela del Quattrocento attribuibile alla scuola del Lotto, una tela del Settecento di scuola veneta e uno splendido paliotto siciliano del Seicento inglobato magistralmente in una libreria degli anni Settanta del Novecento.